Giuseppe Di Vittorio tra memoria e presente: il simbolo cerignolano raccontato dal sindacato CGIL

Oggi Primo Maggio si celebrano i 120 anni dalla fondazione dello storico sindacato

venerdì 1 maggio 2026 10.57
In occasione della Festa dei Lavoratori e dei 120 anni dalla fondazione della CGIL, Cerignola torna a guardare a una delle sue figure più rappresentative: Giuseppe Di Vittorio, padre del sindacalismo italiano e simbolo di riscatto sociale. Giuseppe Di Vittorio nacque a Cerignola nel 1892 in una famiglia contadina e conobbe fin da giovane la durezza del lavoro nei campi.

Autodidatta, riuscì a costruirsi una formazione che lo portò dalle lotte bracciantili a diventare uno dei principali leader sindacali italiani. Durante il fascismo subì persecuzioni ed esilio, ma nel dopoguerra fu tra i protagonisti della rinascita sindacale, guidando la CGIL. La sua storia resta ancora oggi un simbolo di riscatto e dignità del lavoro. Un'eredità che, oggi, rischia però di affievolirsi tra le nuove generazioni.

A raccontarlo è Giuseppe Valentino, 83 anni, storico iscritto al sindacato ed ex segretario della CGIL di Cerignola per oltre vent'anni. «Secondo me è più attuale nel passato», afferma senza giri di parole. «I ragazzi di oggi riconoscono poco la figura del grande sindacalista, del nostro concittadino Giuseppe Di Vittorio».

Parole che non sono solo una constatazione, ma anche un monito. Valentino, che ha dedicato una vita al sindacato, continua ancora oggi a impegnarsi per mantenere viva quella memoria, anche entrando nelle scuole: «Sto cercando di farla diventare addirittura una lezione di classe, almeno nelle superiori». Un lavoro di trasmissione che passa anche dai racconti diretti.

icordi personali che restituiscono tutta la forza simbolica di Di Vittorio nella Cerignola del dopoguerra: «Quando arrivava negli anni '50, le donne delle periferie dicevano in dialetto "è arrivato nostro padre". Sono cose che chi ha la mia età non dimentica». Un'immagine potente, che racconta meglio di qualsiasi libro il legame tra il sindacalista e la sua città. Oggi, però, il contesto è cambiato. E con esso anche il rapporto con il sindacato. «Non c'è più quell'assiduità di una volta», spiega Valentino.

«Negli anni '50 e '60 c'erano grandi manifestazioni. Poi, con il tempo e con le comodità, questo attaccamento è diminuito». Eppure, il ruolo del sindacato resta centrale. «La tutela non deve mai mancare ai lavoratori. Il sindacato è sempre stato al loro fianco e deve continuare a esserlo». Un impegno che la CGIL porta avanti ancora oggi, anche attraverso momenti simbolici come il Primo Maggio.

A Cerignola, infatti, la tradizione non si è mai fermata: cortei, comizi e partecipazione continuano a scandire una giornata che resta profondamente identitaria per la città. «Non è più come una volta, ma ogni anno facciamo la manifestazione per non dimenticare», racconta Valentino. «Le strade piene di bandiere, la gente che canta: sono ricordi che cerchiamo di tenere vivi».

Nel corso degli anni, quella partecipazione ha colpito anche figure nazionali del sindacato, rimaste sorprese dalla forza della mobilitazione cerignolana. E proprio nella memoria risiede la chiave per il futuro. Per Valentino, infatti, l'insegnamento di Di Vittorio resta totale: «Io non ho dimenticato nulla della sua vita. Cerco sempre di tenerlo presente». Un messaggio che diventa anche un appello: «I giovani devono seguire di più il sindacato, con impegno. Si sta perdendo un po', ma non deve succedere».

Tra passato e presente, Cerignola continua così a custodire la sua storia. E nel giorno dedicato ai lavoratori, il ricordo di Di Vittorio torna ad essere non solo memoria, ma anche direzione da seguire ancora oggi.