Sette procedure fallimentari e 200mila euro contestati: curatrice di Barletta ai domiciliari
La Procura contesta il peculato. Disposto anche un sequestro per oltre 500mila euro
mercoledì 7 ottobre 2026
10.42
Nell'ambito di un procedimento penale pendente nella fase delle indagini preliminari, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Trani ha emesso, su richiesta della Procura di Trani, un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di 8 soggetti, in relazione alle ipotesi di reato di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Le indagini coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno consentito, in primo luogo, di ricostruire la condotta di peculato posta in essere da una curatrice fallimentare di Barletta che, in ipotesi d'accusa, avendo la disponibilità di somme di denaro appartenenti all'attivo di sette procedure fallimentari, si sarebbe indebitamente appropriata di circa 200 mila euro attraverso prelievi dai conti correnti delle procedure medesime.
Gli approfondimenti successivamente svolti hanno consentito di appurare che l'interessata, gravata da una significativa esposizione debitoria, avrebbe altresì posto in essere, in concorso con il coniuge, più condotte volte a sottrarre i propri beni alle pretese dell'Erario e di altri creditori, ritenute idonee a configurare gli estremi del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all'art. 11 del D.lgs. 74/2000.
In particolare, con il contributo di un avvocato tributarista, la professionista in questione avrebbe anzitutto simulato la vendita di un immobile del valore di oltre 300 mila euro – rimasto in realtà nella sua piena disponibilità – a favore della suocera, immobile che, trascorsi pochi mesi, è stato da quest'ultima donato alle nipoti.
In un'altra occasione, l'interessata – sempre con l'ausilio del sopra citato avvocato – avrebbe venduto un secondo appartamento, su cui gravava un'ipoteca estinta grazie a un prestito concessole da un familiare, vendita che, nell'ottica di scongiurare le pretese dei creditori, sarebbe stata attuata con il contributo:
- di un dipendente dell'Agenzia delle Entrate Riscossione che si sarebbe adoperato per cancellare nel più breve tempo possibile la misura ipotecaria, in modo da anticipare eventuali ulteriori procedure esecutive;
- del notaio rogante, il quale al fine di evitare l'aggressione del prezzo della cessione, avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente professionale per accreditare il corrispettivo della transazione, senza farlo transitare su quello della venditrice, e avrebbe consapevolmente indicato, in fase di registrazione del rogito, un codice fiscale errato di quest'ultima.
Oltre alle vendite dei suddetti cespiti, sono stati ricostruiti diversi episodi ritenuti, allo stato, di occultamento, avvenuti con il contributo di terze parti, di orologi di valore e preziosi, di proprietà dell'indagata, nonché un fittizio passaggio di proprietà di un motoveicolo.
Sulla scorta degli elementi acquisiti (allo stato, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), il G.I.P. ha disposto:
- gli arresti domiciliari nei confronti della curatrice fallimentare e del coniuge;
- il divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale nei confronti dell'avvocato tributarista per sei mesi e del notaio per tre mesi;
- la sospensione dall'esercizio di pubblico ufficio per sei mesi, a carico del dipendente dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- il divieto di dimora nella provincia di Barletta nei confronti di tre ulteriori indagati che hanno concorso, a vario titolo, nella commissione dei reati contestati;
- il sequestro preventivo, anche per equivalente, a carico della curatrice fallimentare e del coniuge, del profitto dei reati di peculato e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per oltre 500 mila euro.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti hanno natura provvisoria. Il provvedimento è fondato sulle risultanze sinora acquisite dalle quali emerge la necessità di procedere a più approfonditi e mirati riscontri finalizzati all'acquisizione di ulteriori elementi cognitivi in ordine alle ipotizzate condotte, e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità. Le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.
Le indagini coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno consentito, in primo luogo, di ricostruire la condotta di peculato posta in essere da una curatrice fallimentare di Barletta che, in ipotesi d'accusa, avendo la disponibilità di somme di denaro appartenenti all'attivo di sette procedure fallimentari, si sarebbe indebitamente appropriata di circa 200 mila euro attraverso prelievi dai conti correnti delle procedure medesime.
Gli approfondimenti successivamente svolti hanno consentito di appurare che l'interessata, gravata da una significativa esposizione debitoria, avrebbe altresì posto in essere, in concorso con il coniuge, più condotte volte a sottrarre i propri beni alle pretese dell'Erario e di altri creditori, ritenute idonee a configurare gli estremi del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all'art. 11 del D.lgs. 74/2000.
In particolare, con il contributo di un avvocato tributarista, la professionista in questione avrebbe anzitutto simulato la vendita di un immobile del valore di oltre 300 mila euro – rimasto in realtà nella sua piena disponibilità – a favore della suocera, immobile che, trascorsi pochi mesi, è stato da quest'ultima donato alle nipoti.
In un'altra occasione, l'interessata – sempre con l'ausilio del sopra citato avvocato – avrebbe venduto un secondo appartamento, su cui gravava un'ipoteca estinta grazie a un prestito concessole da un familiare, vendita che, nell'ottica di scongiurare le pretese dei creditori, sarebbe stata attuata con il contributo:
- di un dipendente dell'Agenzia delle Entrate Riscossione che si sarebbe adoperato per cancellare nel più breve tempo possibile la misura ipotecaria, in modo da anticipare eventuali ulteriori procedure esecutive;
- del notaio rogante, il quale al fine di evitare l'aggressione del prezzo della cessione, avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente professionale per accreditare il corrispettivo della transazione, senza farlo transitare su quello della venditrice, e avrebbe consapevolmente indicato, in fase di registrazione del rogito, un codice fiscale errato di quest'ultima.
Oltre alle vendite dei suddetti cespiti, sono stati ricostruiti diversi episodi ritenuti, allo stato, di occultamento, avvenuti con il contributo di terze parti, di orologi di valore e preziosi, di proprietà dell'indagata, nonché un fittizio passaggio di proprietà di un motoveicolo.
Sulla scorta degli elementi acquisiti (allo stato, fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), il G.I.P. ha disposto:
- gli arresti domiciliari nei confronti della curatrice fallimentare e del coniuge;
- il divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale nei confronti dell'avvocato tributarista per sei mesi e del notaio per tre mesi;
- la sospensione dall'esercizio di pubblico ufficio per sei mesi, a carico del dipendente dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- il divieto di dimora nella provincia di Barletta nei confronti di tre ulteriori indagati che hanno concorso, a vario titolo, nella commissione dei reati contestati;
- il sequestro preventivo, anche per equivalente, a carico della curatrice fallimentare e del coniuge, del profitto dei reati di peculato e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per oltre 500 mila euro.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti hanno natura provvisoria. Il provvedimento è fondato sulle risultanze sinora acquisite dalle quali emerge la necessità di procedere a più approfonditi e mirati riscontri finalizzati all'acquisizione di ulteriori elementi cognitivi in ordine alle ipotizzate condotte, e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità. Le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.