Dissesto idrogeologico in Puglia
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Attualità

Dissesto idrogeologico in Puglia: l'allarme dell'Ordine dei Geologi

Nel dettaglio, l’area più esposta è quella dei Monti Dauni, in provincia di Foggia

Il dissesto idrogeologico in Puglia non è un rischio lontano o teorico. I numeri raccontano una vulnerabilità concreta, fatta di frane, alluvioni e territori sempre più esposti. A richiamare l'attenzione è Giovanni Caputo, presidente dell'Ordine dei Geologi della Puglia, che parla di "839 frane censite" nella regione e di decine di migliaia di persone che vivono in aree potenzialmente pericolose.

Secondo i dati diffusi da Caputo, in Puglia le frane censite sono 839. In questi territori risiedono circa 63.000 persone, con 17.280 edifici, 5.752 imprese e 849 beni culturali collocati in aree a rischio frane. Il quadro non si limita ai versanti instabili: il dissesto idrogeologico in Puglia comprende anche il rischio alluvioni. Le persone che vivono in aree a rischio alluvionale sono 135.932, con 36.600 edifici e 409 beni culturali esposti.

Il problema riguarda gran parte della regione. Caputo evidenzia che i comuni con il rischio frane più alto si concentrano nelle province di Barletta-Andria-Trani, Foggia, Brindisi, Bari e Lecce. In queste aree, spiega, l'intero territorio o quasi è classificato a pericolosità da frana elevata o altissima, secondo i Piani di Assetto Idrogeologico. Su 257 comuni totali, 230, pari all'89%, presentano livelli di esposizione riconducibili alle classi più critiche.

Nel dettaglio, l'area più esposta è quella dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, dove i fenomeni franosi sono frequenti e possono coinvolgere anche infrastrutture viarie. Restano osservate speciali anche le coste alte, dal Gargano alla costa nord-adriatica fino ad alcuni tratti del Salento, dove sono possibili frane da crollo in calcareniti e calcari, spesso favorite da piogge intense e dall'erosione marina. Anche diverse aree interne e collinari, tra BAT, Bari e Brindisi, vengono indicate tra quelle con elevata pericolosità, con comuni che arrivano a percentuali di rischio superiori al 90 e, in alcuni casi, al 100%.

Un altro elemento segnalato è l'aumento della superficie regionale classificata a pericolosità da frana, cresciuta dell'1,5% rispetto alle valutazioni precedenti. Un dato che, nel racconto dei geologi, si inserisce in una tendenza nazionale più ampia, con un incremento del territorio a rischio idrogeologico.

Caputo individua anche i fattori che aggravano il problema. Il cambiamento climatico, con eventi estremi sempre più concentrati in piogge brevi e intense, può saturare rapidamente i terreni e innescare frane rapide. La cementificazione e alcune trasformazioni dell'uso del suolo, riducendo le superfici permeabili e alterando i versanti, aumentano la suscettibilità dei territori. Infine, l'abbandono agricolo e la minore manutenzione dei versanti e delle reti di drenaggio superficiale possono rendere più fragile un equilibrio già delicato.

Per chi vive e lavora in Puglia, il dissesto idrogeologico non è solo una questione tecnica. Significa convivenza con un rischio che riguarda case, imprese, strade e patrimonio culturale. E significa anche che prevenzione, pianificazione e manutenzione del territorio diventano scelte che incidono direttamente sulla sicurezza quotidiana delle comunità.
  • Cronaca
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