Bari, inaugurata l’89esima Campionaria della Fiera del Levante

A tagliare il nastro il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi insieme a Decaro e Frulli

domenica 20 settembre 2026
Si è svolta oggi, 19 settembre, la cerimonia di inaugurazione dell'89ª edizione della Fiera del Levante, che quest'anno porta il titolo "Il dialogo parte da Levante". Alla cerimonia sono intervenuti il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il sindaco di Bari Vito Leccese, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e il presidente di Nuova Fiera del Levante Gaetano Frulli.

Tra i temi al centro degli interventi: il futuro dell'ex Ilva di Taranto, la sanità regionale, il ruolo del Mediterraneo come spazio di dialogo, i dati sulla crescita turistica ed economica della Puglia e i nuovi progetti per il quartiere fieristico. Il discorso del sindaco di Bari si è aperto con un accento alla storicità della Fiera: «Ottantanove edizioni sono un traguardo che impone rispetto», sottolineando che è sopravvissuta non restando uguale ma «giocandosi la partita del presente».

Diversi i passaggi chiave del suo discorso come la rivendicazione della scelta strategica di Bari verso il Mediterraneo, arrivando al passaggio politicamente più esposto: «La pace che da anni invochiamo per il popolo palestinese». Ha, inoltre, salutato Decaro definendo Bari «capitale naturale del Mezzogiorno» e ha dedicato un passaggio a Lorena Isceri, chiedendo di non derubricare il femminicidio a «semplici fatti di cronaca passionale».

Quasi diretto è stato il passaggio rivolto al Governo, citando Levi-Montalcini: «meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita», per contrapporre qualità e durata dell'azione politica, chiedendo il completamento dell'Alta Velocità Napoli-Bari e più fondi per sanità e trasporti: «Non chiediamo al Governo aiuti o corsie preferenziali».

Decaro ha aperto con autoironia sulle polemiche per la sua ricandidatura: «E soprattutto, diciamo la verità, in tanti ci eravamo augurati che non ci tornassi». Subito dopo ha impostato il tono anti-personalistico dell'intero intervento, affermando che «Chi pensa di essere, da solo, la ricetta per tutti i mali, di solito ne è la causa», con un riferimento implicito alle derive politiche osservate «al di là dell'Oceano».

Il cuore del discorso è stato dedicato a Taranto: il presidente ha dichiarato che «Non possiamo lasciare che Taranto e i tarantini siano schiacciati dal peso di decenni di errori, di decisioni mancate, di tentennamenti, di calcoli elettorali». Richiamando l'inaugurazione dell'area a caldo dell'ex Ilva nel 1965, ha costruito un parallelo con le promesse mancate dello Stato, chiedendo «allo Stato di tornare a Taranto con una legge speciale». È seguito un passaggio in crescendo retorico rivolto al Governo: «Se per il Governo l'acciaio è davvero un settore strategico allora un'industria nuova deve essere possibile, un acciaio pulito deve essere possibile, un futuro diverso deve essere possibile».

Sul tema del femminicidio, in memoria di Lorena Isceri, Decaro ha preso una posizione netta contro la retorica protettiva tradizionalista, affermando che «Non abbiamo bisogno di uomini forti, abbiamo bisogno di donne e uomini liberi», e ha annunciato il progetto della "scuola d'amore" per l'educazione affettiva nelle scuole pugliesi.

Sulla sanità è arrivato il passaggio più duro nei confronti del Governo centrale: il presidente ha definito «L'autonomia differenziata» come «un macigno sul diritto alla cura», minacciando esplicitamente un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale se il Governo non farà marcia indietro. Sull'identità pugliese, in dialogo con il tema scelto dalla Fiera del Levante, Decaro ha sintetizzato la sua visione affermando di «preferire un'identità ricca a un'identità pura», rifiutando ogni chiusura identitaria in nome dell'apertura mediterranea.

Ha chiuso il discorso con una dichiarazione di metodo che ha ripreso il filo conduttore dell'intero intervento: «Perché senza dialogo non c'è politica, c'è solo propaganda» — rafforzata dalla metafora finale da ingegnere: «Ho imparato a progettare ponti per unire e collegare luoghi, persone e storie».