Evade dai domiciliari a Copertino: torna in carcere un 61enne già condannato all’ergastolo
L’uomo, ritenuto nell’impostazione accusatoria l’autore materiale dell’omicidio di Stefano Tomeo, si era allontanato senza autorizzazione
domenica 9 agosto 2026
13.46
È tornato in carcere Giovanni Calasso, 61 anni, storico esponente della Sacra Corona Unita e già condannato all'ergastolo, arrestato lo scorso 1° luglio nell'ambito dell'indagine sull'omicidio di Stefano Tomeo, avvenuto a Copertino l'11 aprile scorso. L'uomo, dopo essere stato sottoposto agli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame di Lecce, si sarebbe allontanato senza autorizzazione dall'abitazione dove stava scontando la misura.
A seguito dell'accertamento dell'allontanamento, i Carabinieri della Tenenza di Copertino hanno proceduto alla denuncia dell'uomo per evasione. La violazione delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare ha quindi portato il G.I.P. a disporre l'aggravamento della misura, con la revoca degli arresti domiciliari e il ripristino della custodia cautelare in carcere. Calasso è stato nuovamente condotto presso il carcere di Lecce, dove resta a disposizione dell'Autorità giudiziaria.
Il 61enne era stato arrestato il 1° luglio dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce e della Compagnia di Gallipoli nell'ambito dell'inchiesta sull'agguato costato la vita a Tomeo. Secondo la ricostruzione accusatoria, Calasso sarebbe l'autore materiale dell'azione nella quale Tomeo venne raggiunto da un colpo di pistola. Nell'agguato era rimasto coinvolto anche un uomo di 56 anni che si trovava con la vittima e nei cui confronti sarebbe stato rivolto l'attacco.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 56enne rappresentava il reale obiettivo dell'agguato. Tomeo, dopo essere sceso dall'autovettura, sarebbe stato invece raggiunto da un unico colpo d'arma da fuoco, mentre altri due colpi sarebbero stati esplosi contro il veicolo nel tentativo di colpire il conducente. La vicenda giudiziaria nasce da un precedente rapporto di locazione e dalle minacce che il 56enne avrebbe rivolto a un infermiere di 53 anni. Proprio in questo contesto, secondo l'impostazione investigativa, sarebbe maturato l'agguato. Gli accertamenti dei Carabinieri avrebbero inoltre evidenziato il peso della caratura criminale riconosciuta a Calasso nella pianificazione e nell'esecuzione dell'azione.
L'uomo era già detenuto agli arresti domiciliari per motivi di salute quando si verificò l'omicidio ed era stato condannato all'ergastolo nell'ambito del cosiddetto "Secondo Maxi Processo" alla criminalità organizzata salentina.
La nuova misura arriva dunque a seguito di una specifica violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari e non modifica, di per sé, il quadro processuale relativo all'omicidio di Tomeo.
Si ricorda che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono ritenersi non colpevoli sino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.
A seguito dell'accertamento dell'allontanamento, i Carabinieri della Tenenza di Copertino hanno proceduto alla denuncia dell'uomo per evasione. La violazione delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare ha quindi portato il G.I.P. a disporre l'aggravamento della misura, con la revoca degli arresti domiciliari e il ripristino della custodia cautelare in carcere. Calasso è stato nuovamente condotto presso il carcere di Lecce, dove resta a disposizione dell'Autorità giudiziaria.
Il 61enne era stato arrestato il 1° luglio dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce e della Compagnia di Gallipoli nell'ambito dell'inchiesta sull'agguato costato la vita a Tomeo. Secondo la ricostruzione accusatoria, Calasso sarebbe l'autore materiale dell'azione nella quale Tomeo venne raggiunto da un colpo di pistola. Nell'agguato era rimasto coinvolto anche un uomo di 56 anni che si trovava con la vittima e nei cui confronti sarebbe stato rivolto l'attacco.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 56enne rappresentava il reale obiettivo dell'agguato. Tomeo, dopo essere sceso dall'autovettura, sarebbe stato invece raggiunto da un unico colpo d'arma da fuoco, mentre altri due colpi sarebbero stati esplosi contro il veicolo nel tentativo di colpire il conducente. La vicenda giudiziaria nasce da un precedente rapporto di locazione e dalle minacce che il 56enne avrebbe rivolto a un infermiere di 53 anni. Proprio in questo contesto, secondo l'impostazione investigativa, sarebbe maturato l'agguato. Gli accertamenti dei Carabinieri avrebbero inoltre evidenziato il peso della caratura criminale riconosciuta a Calasso nella pianificazione e nell'esecuzione dell'azione.
L'uomo era già detenuto agli arresti domiciliari per motivi di salute quando si verificò l'omicidio ed era stato condannato all'ergastolo nell'ambito del cosiddetto "Secondo Maxi Processo" alla criminalità organizzata salentina.
La nuova misura arriva dunque a seguito di una specifica violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari e non modifica, di per sé, il quadro processuale relativo all'omicidio di Tomeo.
Si ricorda che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono ritenersi non colpevoli sino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.