Foggia, armi da guerra e giubbotto antiproiettile destinati ai clan: 57enne in carcere
La misura cautelare è stata eseguita dalla Polizia di Stato su disposizione della DDA di Bari
mercoledì 28 ottobre 2026
9.38
Un uomo di 57 anni è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di armi riconducibile a un'organizzazione mafiosa operante nella provincia di Foggia. Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia di Stato di Foggia su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Bari, in seguito a un'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari.
L'indagine, avviata nel 2024 dalla Squadra Mobile di Foggia sotto il coordinamento della DDA, riguarda la consorteria mafiosa Lombardi-La Torre-Ricucci, già clan Romito, collegata anche al fenomeno degli assalti ai portavalori e attiva nel territorio compreso tra Apricena, San Severo, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo. Gli investigatori contestano al cinquantasettenne i reati di ricettazione, porto e detenzione di armi e munizioni, con l'aggravante di aver agito al fine di agevolare un'organizzazione mafiosa.
Un precedente sviluppo investigativo risale all'ottobre 2025, quando era stato arrestato un altro uomo per la detenzione illecita di armi da guerra, armi comuni da sparo e munizionamento. Secondo l'ipotesi accusatoria, il cinquantasettenne avrebbe agito in concorso con quest'ultimo, concordando con altre persone la ricezione delle armi, successivamente trasportate presso le pertinenze di un immobile a San Severo nella disponibilità dell'uomo arrestato nel 2025.
Il materiale sequestrato comprendeva un fucile d'assalto Kalashnikov AK-47, due caricatori e 196 munizioni da guerra calibro 7,62. Erano inoltre presenti un fucile semiautomatico calibro 12 Beretta, qualificato come arma comune da sparo alterata, un giubbotto antiproiettile con piastre balistiche, dieci munizioni calibro 12 e una munizione calibro 20. Le analisi balistiche hanno confermato che le armi erano funzionanti e in grado di perforare mezzi blindati. Una caratteristica che, secondo gli investigatori, lascia ipotizzare un possibile impiego negli assalti armati ai portavalori, con l'obiettivo di procurare ingenti somme di denaro da destinare al finanziamento dell'organizzazione mafiosa.
La consorteria Lombardi-La Torre-Ricucci è stata riconosciuta come mafiosa con sentenza definitiva della Corte di Assise di Appello di Bari. L'inchiesta prosegue nella fase delle indagini preliminari. Dopo l'esecuzione della misura cautelare è previsto l'interrogatorio di garanzia, durante il quale l'indagato potrà confrontarsi con le contestazioni e svolgere le proprie difese. La responsabilità per i reati ipotizzati dovrà essere accertata in sede processuale, nel rispetto del contraddittorio e della presunzione di innocenza.
L'indagine, avviata nel 2024 dalla Squadra Mobile di Foggia sotto il coordinamento della DDA, riguarda la consorteria mafiosa Lombardi-La Torre-Ricucci, già clan Romito, collegata anche al fenomeno degli assalti ai portavalori e attiva nel territorio compreso tra Apricena, San Severo, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo. Gli investigatori contestano al cinquantasettenne i reati di ricettazione, porto e detenzione di armi e munizioni, con l'aggravante di aver agito al fine di agevolare un'organizzazione mafiosa.
Un precedente sviluppo investigativo risale all'ottobre 2025, quando era stato arrestato un altro uomo per la detenzione illecita di armi da guerra, armi comuni da sparo e munizionamento. Secondo l'ipotesi accusatoria, il cinquantasettenne avrebbe agito in concorso con quest'ultimo, concordando con altre persone la ricezione delle armi, successivamente trasportate presso le pertinenze di un immobile a San Severo nella disponibilità dell'uomo arrestato nel 2025.
Il materiale sequestrato comprendeva un fucile d'assalto Kalashnikov AK-47, due caricatori e 196 munizioni da guerra calibro 7,62. Erano inoltre presenti un fucile semiautomatico calibro 12 Beretta, qualificato come arma comune da sparo alterata, un giubbotto antiproiettile con piastre balistiche, dieci munizioni calibro 12 e una munizione calibro 20. Le analisi balistiche hanno confermato che le armi erano funzionanti e in grado di perforare mezzi blindati. Una caratteristica che, secondo gli investigatori, lascia ipotizzare un possibile impiego negli assalti armati ai portavalori, con l'obiettivo di procurare ingenti somme di denaro da destinare al finanziamento dell'organizzazione mafiosa.
La consorteria Lombardi-La Torre-Ricucci è stata riconosciuta come mafiosa con sentenza definitiva della Corte di Assise di Appello di Bari. L'inchiesta prosegue nella fase delle indagini preliminari. Dopo l'esecuzione della misura cautelare è previsto l'interrogatorio di garanzia, durante il quale l'indagato potrà confrontarsi con le contestazioni e svolgere le proprie difese. La responsabilità per i reati ipotizzati dovrà essere accertata in sede processuale, nel rispetto del contraddittorio e della presunzione di innocenza.