
World Sea Turtle Day, da Bari a Margherita: il WWF racconta le iniziative per la tutela delle tartarughe
Pasquale Salvemini: «Oltre 10mila tartarughe recuperate in 25 anni grazie alle marinerie locali»
martedì 16 giugno 2026
Comunicato Stampa
In occasione del World Sea Turtle Day, la Giornata Mondiale delle Tartarughe Marine che si celebra il 16 giugno, il WWF rilancia l'impegno per la tutela della Caretta caretta e della tartaruga verde, specie sempre più esposte agli effetti della crisi climatica ma al tempo stesso protagoniste di una crescente presenza lungo le coste del Mediterraneo.
Tra i territori più attivi nella conservazione di questi animali c'è la fascia costiera compresa tra Margherita di Savoia e Monopoli, dove opera il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Molfetta, una realtà che rappresenta un punto di riferimento nazionale per il soccorso, la cura e la ricerca scientifica. Per celebrare la ricorrenza, domani sarà liberata una Caretta caretta riabilitata nelle acque antistanti il porto di Trani. L'iniziativa arriva a pochi giorni da un'altra liberazione avvenuta il 7 giugno alla Prima Cala di Molfetta, quando tre esemplari sono tornati in mare dopo le cure ricevute dal centro.
«Il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta continua il suo impegno in un territorio che va da Margherita di Savoia a Monopoli», sottolinea il presidente del WWF Molfetta, Pasquale Salvemini. «Si tratta di un'area particolarmente importante perché in questa fascia costiera si concentra circa il 70 per cento delle imbarcazioni che praticano la pesca a strascico in Puglia». Da Monopoli a Mola di Bari, passando per Bari, Santo Spirito, Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia, si sviluppa infatti una delle aree più rilevanti della pesca professionale pugliese. Proprio qui il WWF porta avanti da anni un'intensa attività di sensibilizzazione delle marinerie.
«L'obiettivo principale è quello di far arrivare a terra le tartarughe catturate accidentalmente durante le attività di pesca», spiega Salvemini. «Questo ci ha permesso e continua a permetterci di portare avanti la ricerca su una patologia letale che colpisce molti esemplari, il gas embolismo». Una malattia studiata grazie alla collaborazione tra il Centro Oceanografico di Valencia, il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari e il centro molfettese, oggi impegnati nello sviluppo di soluzioni per ridurre il numero di casi e aumentare le possibilità di sopravvivenza degli animali recuperati.
I numeri raccontano la portata del lavoro svolto negli ultimi 25 anni. «Abbiamo recuperato oltre 10mila Caretta caretta grazie soprattutto alla sensibilità delle marinerie di Molfetta, Bisceglie e Trani», evidenzia Salvemini. «Nello stesso periodo abbiamo registrato anche una ventina di esemplari di tartaruga verde, una specie molto più rara nei nostri mari». Un risultato che affonda le radici nel rapporto costruito nel tempo con i pescatori. «Le marinerie con cui lavoriamo stabilmente da almeno quindici anni sono quelle di Molfetta, Bisceglie e Trani», racconta il presidente del WWF Molfetta. «In passato abbiamo collaborato anche con Manfredonia, tra il 2009 e il 2011, e successivamente con Monopoli tra il 2015 e il 2018. Sono rapporti che hanno contribuito in maniera determinante al recupero di migliaia di tartarughe e alla crescita della sensibilità verso la tutela della fauna marina».
Ogni anno il centro molfettese assiste mediamente circa 400 tartarughe marine in difficoltà, un dato che lo colloca tra le strutture più attive in Italia. «Probabilmente siamo una delle poche realtà, non solo a livello nazionale, a recuperare un numero così elevato di esemplari in un anno», osserva Salvemini. «Un risultato reso possibile soprattutto dalla collaborazione dei pescatori». Guardando al futuro, il WWF punta a rafforzare ulteriormente la struttura di Molfetta. «Oggi abbiamo il compito di implementare il centro con spazi più ampi e dotazioni diagnostiche più avanzate, con obiettivi sempre più ambiziosi sul fronte della cura e della ricerca».
Un ruolo sempre più strategico è assunto anche dalla costa a sud di Monopoli, dove negli ultimi quattro anni si sono registrate diverse nidificazioni di Caretta caretta. «Questo fenomeno pone la provincia di Bari al centro di un importante ruolo nella conservazione della specie», conclude Salvemini. L'aumento dei nidi lungo le coste italiane è uno dei segnali più evidenti dei cambiamenti in atto nel Mediterraneo. Se da un lato testimonia la capacità di adattamento delle tartarughe marine, dall'altro richiama la necessità di proteggere spiagge e habitat sempre più esposti agli effetti della crisi climatica e alla pressione delle attività umane.
Per questo il WWF rinnova l'appello a cittadini, turisti e operatori del mare: segnalare tempestivamente eventuali avvistamenti o tracce di nidificazione alle autorità competenti e ai centri di recupero, evitare qualsiasi disturbo alle aree di deposizione delle uova e ridurre l'impatto delle attività sulle spiagge. Un piccolo contributo che può fare la differenza per il futuro delle tartarughe marine e delle coste pugliesi.
Tra i territori più attivi nella conservazione di questi animali c'è la fascia costiera compresa tra Margherita di Savoia e Monopoli, dove opera il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Molfetta, una realtà che rappresenta un punto di riferimento nazionale per il soccorso, la cura e la ricerca scientifica. Per celebrare la ricorrenza, domani sarà liberata una Caretta caretta riabilitata nelle acque antistanti il porto di Trani. L'iniziativa arriva a pochi giorni da un'altra liberazione avvenuta il 7 giugno alla Prima Cala di Molfetta, quando tre esemplari sono tornati in mare dopo le cure ricevute dal centro.
«Il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta continua il suo impegno in un territorio che va da Margherita di Savoia a Monopoli», sottolinea il presidente del WWF Molfetta, Pasquale Salvemini. «Si tratta di un'area particolarmente importante perché in questa fascia costiera si concentra circa il 70 per cento delle imbarcazioni che praticano la pesca a strascico in Puglia». Da Monopoli a Mola di Bari, passando per Bari, Santo Spirito, Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia, si sviluppa infatti una delle aree più rilevanti della pesca professionale pugliese. Proprio qui il WWF porta avanti da anni un'intensa attività di sensibilizzazione delle marinerie.
«L'obiettivo principale è quello di far arrivare a terra le tartarughe catturate accidentalmente durante le attività di pesca», spiega Salvemini. «Questo ci ha permesso e continua a permetterci di portare avanti la ricerca su una patologia letale che colpisce molti esemplari, il gas embolismo». Una malattia studiata grazie alla collaborazione tra il Centro Oceanografico di Valencia, il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari e il centro molfettese, oggi impegnati nello sviluppo di soluzioni per ridurre il numero di casi e aumentare le possibilità di sopravvivenza degli animali recuperati.
I numeri raccontano la portata del lavoro svolto negli ultimi 25 anni. «Abbiamo recuperato oltre 10mila Caretta caretta grazie soprattutto alla sensibilità delle marinerie di Molfetta, Bisceglie e Trani», evidenzia Salvemini. «Nello stesso periodo abbiamo registrato anche una ventina di esemplari di tartaruga verde, una specie molto più rara nei nostri mari». Un risultato che affonda le radici nel rapporto costruito nel tempo con i pescatori. «Le marinerie con cui lavoriamo stabilmente da almeno quindici anni sono quelle di Molfetta, Bisceglie e Trani», racconta il presidente del WWF Molfetta. «In passato abbiamo collaborato anche con Manfredonia, tra il 2009 e il 2011, e successivamente con Monopoli tra il 2015 e il 2018. Sono rapporti che hanno contribuito in maniera determinante al recupero di migliaia di tartarughe e alla crescita della sensibilità verso la tutela della fauna marina».
Ogni anno il centro molfettese assiste mediamente circa 400 tartarughe marine in difficoltà, un dato che lo colloca tra le strutture più attive in Italia. «Probabilmente siamo una delle poche realtà, non solo a livello nazionale, a recuperare un numero così elevato di esemplari in un anno», osserva Salvemini. «Un risultato reso possibile soprattutto dalla collaborazione dei pescatori». Guardando al futuro, il WWF punta a rafforzare ulteriormente la struttura di Molfetta. «Oggi abbiamo il compito di implementare il centro con spazi più ampi e dotazioni diagnostiche più avanzate, con obiettivi sempre più ambiziosi sul fronte della cura e della ricerca».
Un ruolo sempre più strategico è assunto anche dalla costa a sud di Monopoli, dove negli ultimi quattro anni si sono registrate diverse nidificazioni di Caretta caretta. «Questo fenomeno pone la provincia di Bari al centro di un importante ruolo nella conservazione della specie», conclude Salvemini. L'aumento dei nidi lungo le coste italiane è uno dei segnali più evidenti dei cambiamenti in atto nel Mediterraneo. Se da un lato testimonia la capacità di adattamento delle tartarughe marine, dall'altro richiama la necessità di proteggere spiagge e habitat sempre più esposti agli effetti della crisi climatica e alla pressione delle attività umane.
Per questo il WWF rinnova l'appello a cittadini, turisti e operatori del mare: segnalare tempestivamente eventuali avvistamenti o tracce di nidificazione alle autorità competenti e ai centri di recupero, evitare qualsiasi disturbo alle aree di deposizione delle uova e ridurre l'impatto delle attività sulle spiagge. Un piccolo contributo che può fare la differenza per il futuro delle tartarughe marine e delle coste pugliesi.
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