cristiana toscano aberdeen scozia
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Attualità

Dalla Puglia alla Scozia, Cristiana realizza il sogno del giornalismo

L’intervista alla giovane bitontina: «La percezione del giornalismo in Scozia si basa su un patto tra chi produce e diffonde informazione e chi la riceve»

Da Bitonto ad Aberdeen, in Scozia, per realizzare il sogno chiamato giornalismo. È la storia di Cristiana Toscano e dei suoi sacrifici in Italia, che oggi l'hanno portata in una grande azienda editrice di giornali del Regno Unito. Lo stesso Paese che ha scelto per completare la sua formazione dopo la laurea triennale in Lettere moderne all'Università degli studi di Bari "Aldo Moro".

In un mondo dove le notizie corrono più veloci degli esseri umani, instaurare un rapporto di fiducia tra giornalista/testata e lettore è un compito sempre più arduo, ma sempre più nobile. Una missione da tenere in conto per cambiare la percezione del giornalismo ormai diffusa nel nostro Paese, in cui l'informazione ha bisogno di recuperare quel ruolo di intermediazione fondamentale. Nel racconto della sua esperienza, Cristiana illustra un modello possibile.

Come hai scoperto la tua passione per il giornalismo?
«Sin da bambina scrivere è stata la mia passione. Scrivevo storie, testi teatrali, giornalini per la mia famiglia. A 17 anni ho avuto la possibilità di iniziare a collaborare per un giornale locale. Intervistare persone con storie diverse era la cosa che amavo di più e che mi ha fatto capire che, qualsiasi cosa avessi mai deciso di fare nella vita, le parole e i racconti non mi avrebbero abbandonato».Cosa ti ha spinto ad andare all'estero per proseguire il tuo percorso?
«Prima di tutto la curiosità. Vivere in un altro paese, abbracciarne la cultura e i modi di fare apre la mente, ti fa scoprire cose nuove e ti spinge a pensare in modo diverso. Inoltre, ho sempre visto la conoscenza di altre lingue una chiave essenziale per essere libera: con questa chiave puoi, se vuoi, aprire le porte del mondo. Non "devi" farlo per forza, ma la chiave la hai e ti rende libera. Non nego che la delusione per l'Università di Bari ha giocato un ruolo importante nella mia scelta di studiare nel Regno Unito. Quando mi sono iscritta a lettere moderne, ero piena di entusiasmo e non vedevo l'ora di iniziare i corsi. Troppo presto ho scoperto docenti incompetenti e boriosi, corsi di letteratura e storia senza coerenza, che parlavano di tutto fuorché di quello che avrebbero dovuto. Poi le date di esame eternamente spostate, mancanza di rispetto verso lo studente in ogni aspetto: dallo stato indecente dei bagni alla supponenza insensata del personale di segreteria. Ovviamente, non faccio di tutta l'erba un fascio: ci sono stati casi di docenti brillanti e di personale dedito al lavoro, ma non sono state altro che fioche fiammelle di speranza nell'oscurità generale. Chi ha frequentato, o ancora frequenta, sa. L'università in Scozia, invece, è stata tutta un'altra storia. Un'esperienza meravigliosa.

Quali sono state le tue scelte dopo l'università?
«Dopo, volevo tornare in Italia e così ho fatto. Tuttavia, ho scoperto un triste mondo di sfruttamento, lavoro sottopagato e una infinità di stage non retribuiti. E ho fatto tutto ciò: lavoro sottopagato, gratuito e stage, aspettando di trovare un'occasione migliore, stringendo i denti e sentendomi comunque fortunata di ogni possibilità lavorativa che mi si presentava. Ma a un certo punto, quando il sopraggiungere della Brexit minacciava di chiudere a chiave per sempre la porta "Regno Unito", ho deciso di ripartire e cercare lavoro lì. Che il merito all'estero venga riconosciuto più che da noi è qualcosa che sento sempre dire. Più che ripeterlo, posso solo raccontare la mia esperienza: sono sùbito entrata a lavorare in una grande casa editrice di giornali e dopo pochi mesi sono stata promossa grazie ai miei risultati. Lavorare in questa grande compagnia, passare il badge prima di entrare in uffici pittoreschi, tra viaggi, riviste e quotidiani, mi fa sentire a volte come in un film ed è davvero divertente».
1 fotoDalla Puglia alla Scozia, Cristiana realizza il sogno del giornalismo
Cristiana Toscano da Bitonto ad Aberdeen
Cristiana Toscano da Bitonto ad Aberdeen
Giornalismo in Italia e in Scozia: quali sono le differenze e come pensi che nel nostro Paese la percezione del giornalismo possa cambiare?
«In Scozia, e nel Regno Unito in generale, la carta stampata è ancora piuttosto stabile se la paragoniamo alla situazione italiana. Un'altra grande differenza è che qui le riviste vendono moltissimo. È un mercato diviso per settori, dal giardinaggio ai viaggi, dalla finanza alla moda, che in Italia non ho mai visto nella stessa misura. La percezione del giornalismo si basa su un patto tra chi produce/diffonde l'informazione e chi la riceve. Chi riceve l'informazione si fida, ma chi la produce deve essere affidabile. Purtroppo in Italia, molto spesso, il giornalista è costretto a compromettere i valori della professione per la propria sopravvivenza. Nel Regno Unito difficilmente troverai giornali, anche online, in cui i giornalisti lavorano gratis o per hobby. Il lavoro dei media è stimato e protetto e questo crea una catena per cui il giornalista ha il tempo, la disponibilità economica e la soddisfazione di fare bene il proprio lavoro. Il controllo delle fonti è una delle cose essenziali e qui, ho notato, più difficilmente si diffondono fake news o articoli scopiazzati che, nel giornalismo italiano, soprattutto digitale, sono la norma adesso. Nella percezione generale, chi lavora nel mondo dell'informazione è una persona di cui ci si può fidare. Se chiedi in giro, per moltissimi, vale la pena pagare un'iscrizione per accedere a un articolo online, perché "il giornalismo ha bisogno di essere supportato nonostante il mezzo di recezione dell'informazione". Parole che, con mia piacevole sorpresa, ho sentito ripetere spesso dalla gente comune. Il mondo dei media sta cambiando velocemente ovunque. L'informazione diventa sempre più immediata e la riceviamo in modo sempre più fluido: può trattarsi di carta stampata, di TV, di social media, di un podcast, l'evoluzione è continua. In questo costante cambiamento, la percezione del giornalismo cambierà ancora e chissà, magari sempre in meglio. Io penso sempre che ognuno può fare la sua piccola parte per andare nella giusta direzione».
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