
Cronaca
Operazione tra Italia e Albania dopo l'omicidio Diviesti a Barletta
Il delitto commesso nel quadro della lotta per la supremazia criminale nella città
Puglia - mercoledì 27 maggio 2026
7.40
Nella mattinata di ieri è stata portata ad esecuzione un'operazione congiunta relativa ad indagini transnazionali della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana, effettuate nell'ambito di una Squadra Investigativa Comune costituita con il sostegno e il coordinamento di Eurojust.
Le indagini hanno riguardato l'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, oltre che un gruppo strutturato organizzato - con sede a Tirana – dedito al riciclaggio internazionale di denaro contante dall'Italia all'Albania.
L'attività investigativa relativa al riferito gruppo dedito al riciclaggio internazionale è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle Autorità Albanesi e dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana.
Per quanto riguarda l'omicidio di Francesco Diviesti, le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari anche con il coordinamento iniziale della Procura della Repubblica di Trani.
In particolare, sono state eseguite due Misure Cautelari Personali, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari e dal Giudice presso il Tribunale Speciale di Primo Grado Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana nei confronti, complessivamente, di 15 persone ritenute responsabili a vario titolo di omicidio premeditato, attuato con metodo mafioso, di tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali nonché riciclaggio internazionale di denaro contante dall'Italia all'Albania nell'ambito di un gruppo strutturato organizzato con sede a Tirana.
Con il primo provvedimento, emesso dal G.I.P. di Bari, sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di tre presunti esecutori materiali dell'efferato delitto di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa il 25 aprile 2025, e precisamente un albanese, autore materiale dell'omicidio, e due italiani di Barletta, un uomo ed una donna, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del reato ed omesso di riferire all'Autorità Giudiziaria quanto a loro conoscenza.
Lo stesso Diviesti, da quanto è emerso, sarebbe stato vittima di una tentata estorsione. Ed infine, nello stesso ambito investigativo, è stata contestata anche la detenzione ed il porto in luogo pubblico di una pistola, successivamente sequestrata, utilizzata per effettuare, in aperta campagna, una esercitazione "a fuoco" con l'esplosione di 25 colpi.
Nella tarda serata del 25 aprile 2025, Francesco Diviesti era stato coinvolto in una colluttazione verificatasi presso un bar di Barletta ed era poi stato condotto all'interno di alcune grotte in una zona isolata sull'alta Murgia, in agro di Canosa di Puglia, dove veniva attinto, a distanza ravvicinata, da 5 colpi esplosi da due pistole prima di essere bruciato all'interno di alcuni copertoni, con l'intento di sopprimerne il cadavere, secondo una metodica che riporta alla memoria la tecnica già utilizzata negli anni '90 nel territorio della BAT.
Grazie ad una capillare attività investigativa è stato possibile ricostruire nel dettaglio la vicenda, che è maturata, secondo quanto emerso, nell'ambito del controllo delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, gestita dal cittadino albanese arrestato il quale, al fine di affermare - con metodo mafioso - la propria supremazia criminale nella città di Barletta, avrebbe commesso l'omicidio, con la complicità dei due cittadini italiani.
Le indagini hanno riguardato l'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, oltre che un gruppo strutturato organizzato - con sede a Tirana – dedito al riciclaggio internazionale di denaro contante dall'Italia all'Albania.
L'attività investigativa relativa al riferito gruppo dedito al riciclaggio internazionale è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari, con il contributo delle Autorità Albanesi e dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana.
Per quanto riguarda l'omicidio di Francesco Diviesti, le indagini sono state condotte dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari anche con il coordinamento iniziale della Procura della Repubblica di Trani.
In particolare, sono state eseguite due Misure Cautelari Personali, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari e dal Giudice presso il Tribunale Speciale di Primo Grado Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana nei confronti, complessivamente, di 15 persone ritenute responsabili a vario titolo di omicidio premeditato, attuato con metodo mafioso, di tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali nonché riciclaggio internazionale di denaro contante dall'Italia all'Albania nell'ambito di un gruppo strutturato organizzato con sede a Tirana.
Con il primo provvedimento, emesso dal G.I.P. di Bari, sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di tre presunti esecutori materiali dell'efferato delitto di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa il 25 aprile 2025, e precisamente un albanese, autore materiale dell'omicidio, e due italiani di Barletta, un uomo ed una donna, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del reato ed omesso di riferire all'Autorità Giudiziaria quanto a loro conoscenza.
Lo stesso Diviesti, da quanto è emerso, sarebbe stato vittima di una tentata estorsione. Ed infine, nello stesso ambito investigativo, è stata contestata anche la detenzione ed il porto in luogo pubblico di una pistola, successivamente sequestrata, utilizzata per effettuare, in aperta campagna, una esercitazione "a fuoco" con l'esplosione di 25 colpi.
Nella tarda serata del 25 aprile 2025, Francesco Diviesti era stato coinvolto in una colluttazione verificatasi presso un bar di Barletta ed era poi stato condotto all'interno di alcune grotte in una zona isolata sull'alta Murgia, in agro di Canosa di Puglia, dove veniva attinto, a distanza ravvicinata, da 5 colpi esplosi da due pistole prima di essere bruciato all'interno di alcuni copertoni, con l'intento di sopprimerne il cadavere, secondo una metodica che riporta alla memoria la tecnica già utilizzata negli anni '90 nel territorio della BAT.
Grazie ad una capillare attività investigativa è stato possibile ricostruire nel dettaglio la vicenda, che è maturata, secondo quanto emerso, nell'ambito del controllo delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, gestita dal cittadino albanese arrestato il quale, al fine di affermare - con metodo mafioso - la propria supremazia criminale nella città di Barletta, avrebbe commesso l'omicidio, con la complicità dei due cittadini italiani.

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