
Cronaca
Bari, omicidio presso lo stadio San Nicola nel 2002: arrestato il presunto responsabile
La vittima un 40enne originario di Brindisi
Puglia - giovedì 29 gennaio 2026
10.50
I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un'ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico di uno indagato, accusato di omicidio in concorso, aggravato dai motivi abietti, dalle condizioni di minorata difesa e dal fine di eseguire una rapina a mano armata.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari per mezzo di intercettazioni, servizi mirati di osservazione e accertamenti scientifici, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell'arrestato, peraltro pregiudicato per delitti contro la persona, e di ricostruire l'esatta dinamica dell'omicidio di un 40enne originario di Brindisi.
Secondo l'impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), è emerso che i tre indagati, uno dei quali nel frattempo deceduto e un altro divenuto collaboratore di giustizia, seguendo un collaudato modus operandi, nella notte del 4 maggio 2002 avevano programmato una rapina a mano armata (utilizzando una pistola legalmente detenuta da uno di loro) ai danni di fruitori di prestazioni sessuali a pagamento frequentanti la zona dello stadio di San Nicola di Bari.
Nell'occasione, uno degli indagati indusse la vittima ad appartarsi in zona isolata e priva di illuminazione pubblica, favorendo così l'intervento dei due complici, i quali si avvicinarono al veicolo per commettere la rapina, venendo però visti dalla vittima che, nel tentativo di scendere dal mezzo per fuggire, venne colpita da almeno quattro colpi di arma da fuoco, esplosi dall'odierno arrestato con una pistola calibro 9x21 regolarmente detenuta dall'altro complice.
Dopo la letale azione di fuoco, gli indagati perquisirono l'autovettura della vittima spostando i capi di abbigliamento, poi spostarono il mezzo di alcune centinaia di metri per renderlo meno visibile ed abbandonarlo, lasciando però delle impronte digitali poi risultate decisive.
Dopo circa venti giorni dall'omicidio, per cancellare eventuali tracce, gli indagati incendiarono l'auto utilizzata per la tentata rapina.
Decisivi, al fine della completa ricostruzione della fase omicidiaria e dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, i contributi forniti proprio da uno dei partecipanti all'azione delittuosa, divenuto successivamente collaboratore di giustizia, e le risultanze emerse dagli accertamenti scientifici dattiloscopici svolti sulle impronte digitali e palmari di uno degli indagati, rilevate sul veicolo della vittima.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari per mezzo di intercettazioni, servizi mirati di osservazione e accertamenti scientifici, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell'arrestato, peraltro pregiudicato per delitti contro la persona, e di ricostruire l'esatta dinamica dell'omicidio di un 40enne originario di Brindisi.
Secondo l'impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), è emerso che i tre indagati, uno dei quali nel frattempo deceduto e un altro divenuto collaboratore di giustizia, seguendo un collaudato modus operandi, nella notte del 4 maggio 2002 avevano programmato una rapina a mano armata (utilizzando una pistola legalmente detenuta da uno di loro) ai danni di fruitori di prestazioni sessuali a pagamento frequentanti la zona dello stadio di San Nicola di Bari.
Nell'occasione, uno degli indagati indusse la vittima ad appartarsi in zona isolata e priva di illuminazione pubblica, favorendo così l'intervento dei due complici, i quali si avvicinarono al veicolo per commettere la rapina, venendo però visti dalla vittima che, nel tentativo di scendere dal mezzo per fuggire, venne colpita da almeno quattro colpi di arma da fuoco, esplosi dall'odierno arrestato con una pistola calibro 9x21 regolarmente detenuta dall'altro complice.
Dopo la letale azione di fuoco, gli indagati perquisirono l'autovettura della vittima spostando i capi di abbigliamento, poi spostarono il mezzo di alcune centinaia di metri per renderlo meno visibile ed abbandonarlo, lasciando però delle impronte digitali poi risultate decisive.
Dopo circa venti giorni dall'omicidio, per cancellare eventuali tracce, gli indagati incendiarono l'auto utilizzata per la tentata rapina.
Decisivi, al fine della completa ricostruzione della fase omicidiaria e dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, i contributi forniti proprio da uno dei partecipanti all'azione delittuosa, divenuto successivamente collaboratore di giustizia, e le risultanze emerse dagli accertamenti scientifici dattiloscopici svolti sulle impronte digitali e palmari di uno degli indagati, rilevate sul veicolo della vittima.
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