Bitonto maltempo
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Attualità

PSI Bitonto: «Per anni la città ha subito modifiche al patrimonio ambientale»

La nota stampa dopo l'ultima ondata di maltempo

«Quando guardiamo immagini di allagamenti, di resuscitazioni di torrenti o creazione dal nulla di cascate, come quella che ieri ritraevano la nostra Bitonto, le prime parole che ci vengono in mente sono "calamità naturale"». Comincia così la nota stampa a firma della sezione locale del Partito Socialista Italiano.

«Geologi, ingegneri idraulici e tecnici dell'ambiente, professionisti che spesso, come è di recente avvenuto nella nostra città, non vengono invitati ai tavoli di discussione dove si decidono le sorti "dell'ambiente", certificherebbero che quello che è avvenuto ieri non è una "calamità naturale" ma un disastro annunciato frutto di un pessimo utilizzo del suolo. Per anni, la comunità ha apportato modifiche al nostro "𝒑𝒂𝒕𝒓𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒐 𝒂𝒎𝒃𝒊𝒆𝒏𝒕𝒂𝒍𝒆", impiantando nuove coltivazioni e costruendo barriere; per decine e decine di anni sono state sfruttate le sponde e ribassate le rive di fiumi e torrenti», proseguono dal PSI.

«Tutto questo sotto gli occhi di tutti e senza che le autorità preposte intervenissero a tutela del nostro patrimonio ambientale. L'uomo non ha alcun potere di prevenire ed evitare questi eventi atmosferici; l'unica cosa è intervenire sul suolo. Se piove su un terreno, parte di quell'acqua sarà assorbita; se piove sull'asfalto, l'acqua formerà un deflusso superficiale, l'acqua che scorre lungo le linee di massima pendenza, tende a formare alvei di deflusso, ma nel momento in cui costruiamo e modifichiamo quella che è la normale "traiettoria" del deflusso superficiale, l'acqua troverà un'ulteriore via per arrivare a destinazione», si legge nella nota a firma dei socialisti.

«Se sbarriamo la strada all'acqua con colture logisticamente inappropriate o trasformando il letto di un torrente nel giardino privato di chicchessia, l'acqua pur di arrivare a destinazione attraverserà inesorabilmente le nostre strade in maniera più o meno drammatica. Non è più tempo di leccarci le ferite e di interrogarci sui danni, lavoriamo sin da subito per rispondere ad una semplice domanda: "𝒆̀ 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒓𝒊𝒑𝒓𝒊𝒔𝒕𝒊𝒏𝒂𝒓𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒍𝒍𝒆𝒈𝒊𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍'𝒖𝒐𝒎𝒐?"», si domandano.
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